martedì 2 ottobre 2012

Teambuilding with Begbie

Rieccomi appena tornato dalla gita nel Sud della Svizzera con i miei colleghi di lavoro. Gita offerta simpaticamente dal donatore di lavoro.

Siamo una ventina. Ritrovo lunedì mattina. Alle 7.45. Di lunedì mattina. Già iniziamo male.

L'autobus almeno è molto comodo coi suoi sedili in finta pelle (o vera plastica?). L'autobus è spazioso con tanto di macchina del caffè di cui approfitto subito, cesso e dietro "sala riunioni" con un tavolo. L'idea del gran capo era di iniziare i vari dibattiti del teambuilding già durante le 3 ore di viaggio. Io mi siedo davanti e mi metto a leggere un libro - "Starter for Ten" di David Nicholls, autore di "One Day" - e dopo un po' mi appisolo. Ad un certo punto passa Slavko e chiede a Hrundi e al capo di andare dietro per discutere. Mi vede sonnolento e mi lascia stare. Arriviamo a destinazione senza ulteriori fastidi.

Entriamo nell'albergo e quasi subito andiamo a pranzo. Niente di speciale. Poi il momento fondamentale di teambuilding: giro in bici. Detto così e considerato lo spirito fantozziano del concetto di "teambuilding" uno pensa alla Coppa Cobram.





Per fortuna non era così grave: le bici erano bici elettriche.

Partiamo allegramente, tutti col caschetto tranne io e Hrundi. Noi del sud abbiamo la testa dura e non vogliamo rovinarci la pettinatura. Io resto dietro a ciacolare con la Cinese che arranca. Poi passo avanti e raggiungo il gran capo. Lo vedo sudato, rosso in viso e senza fiato. "Gran Capo, ma hai attaccato la corrente?"
Lui "puff... pufff.. non funziona!"
Io: "ma in che marcia sei? Devi mettere una marcia alta per far partire il motore"
Cambia e vede che funziona. Mi guarda con uno sguardo misto tra odio e gratitudine.

Ci fermiamo per un drink.

Torniamo al hotel. Doccia e poi alle 5 inizio dei dibattiti. La prospettiva del dibattito mi mette sete. Agguanto l'organizzatore (il nostro giovane svizzero, l'ultimo venuto del team dove siamo io Hrundi e Slavko) e gli sussurro "birra?". Sorride. Andiamo al bar del hotel e quello stronzo è chiuso. Protestiamo alla reception, ma niente. Merda. Alle 5 scendo e raggiungo gli altri. Il momento è importante perché aspettiamo Begbie.



Begbie è il nome con cui ora ufficialmente battezzo il capo del capo del mio capo. Cioè il capo del nostro dipartimento. Somiglia molto a Begbie di Trainspotting, ma non ha i baffi e invece di essere scozzese è tedesco. Però ha un po' lo sguardo da pazzo di Begbie. Infatti ho spesso l'impressione che i miei due capi un po' lo temono.




Begbie dovrebbe arrivare alle 6 per avere un dibattito aperto con noi schiavi. Allora il grancapo vuole prima istruirci, cioè dissuaderci da fare domande inutili, ma stimolandoci a fare domande "challenging". Cioè tradotto sarebbe: chiedete qualcosa, ma non fatemi fare figure di merda (paura). Passata l'ora di istruzioni ci attendiamo Begbie. Ma è in ritardo, arriva che sono quasi le 7, così la discussione si riduce ad un'ora scarsa. I primi minuti rischio di addormentarmi - a me le riunioni fanno questo effetto anche se sono le 7 di sera. La discussione è un po' pallosa, ma almeno Begbie non picchia nessuno. Finalmente si cena. Mi fanno scegliere il vino e su consiglio della Danese scelgo un rosso ticinese, il Merlot Sassi Grossi. Molto buono, è il primo rosso svizzero che apprezzo. Poi per sicurezza prendo anche un Brunello: se proprio devo fare finta di divertirmi almeno datemi una ragione.




 La cena passa veloce, poi pensavamo di andare al bar dell'albergo ma è già chiuso. Ci tocca richiamare il cameriere per avere un po' di grappe. Con le grappe e il gruppo ridotto è stato più divertente. C'era anche la Texana: collega che lavorava da NY, ma ora lavora da casa dal Texas. E lei racconta la vita di una newyorkese in Texas, ci racconta che il marito ha 6 pistole in casa e anche un bellissimo lancia granate. Che non usa per andare a caccia, ma per i botti di capodanno. Deve essere bellissimo vivere in Texas. La prendiamo abbastanza per il culo, ma è sportiva.

Il secondo giorno si parte con abbondante colazione e poi presentazioni di varia gente. Anche la colazione mi provoca un abbiocco terrificante. Cerco di far finta di ascoltare il più possibile. Per fortuna ho vicino l'unica collega figa ed è un motivo sufficiente per tenere gli occhi aperti.

Le presentazioni vanno per le lunghe e sforiamo. Arriva l'ora pranzo. Scendiamo in città e il ristorante italiano è alquanto soddisfacente: burrata per antipasto e poi spaghetti ai frutti di mare. Ciò mi basta per farmi felice. Torniamo su per l'ultima oretta di cazzate e va via liscia. Per motivi di tempo riesco anche a saltare la mia presentazione su un'iniziativa totalmente inutile a cui partecipo come volontario in forma di protesta (discorso complicato, magari ci torno un giorno, ma sarebbe da spiegare prima il mio odio per un collega paraculo).

Durante il ritorno in bus secondo il gran capo dovremmo concludere il discorso non finito prima (obiettivi dell'ufficio per il prossimo anno), ma come all'andata mi immergo nel libro (quasi finito) e mi addormento per buona parte del viaggio.

Fanculo i teambuilding. Purtroppo hanno detto tutti che è stato molto utile e bello e che dovremmo farne uno all'anno e anche più. Ma sta gente non ha una vita fuori dal lavoro? Perché questo bisogno di andare in giro coi colleghi? Non hanno amici? Devono per forza scroccare una gita al donatore di lavoro? Per me l'accordo era: "io vengo in ufficio, faccio le mie ore e poi a fine mese mi pagate". Non mi serve che mi portate in vacanza, quella la faccio da solo. Se vi avanzano soldi dateli in beneficenza come proposto da Slavko quando si è iniziato a parlare di questa stronzata.

L'anno prossimo devo organizzarmi meglio per sabotare questi eventi o evitarli accuratamente. Per fortuna domani si va in ufficio. Forse questo è lo scopo: farmi apprezzare di più il tempo passato in ufficio.

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